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Il Narratore – La Locanda Parte 2° -

Quel giorno lei non si spogliò con la disinvolta semplicità di sempre.

Quel giorno dedicò una cura maliziosa a riporre la giacca del tailleur, a raccogliere la gonna caduta ai suoi piedi, piegarla ed appoggiarla sulla sedia.

Quel giorno sbottonò lentamente, uno dopo l’altro, i bottoni della camicetta di seta del color della lavanda. Anzicchè strapparsela di dosso come mi piaceva che facesse.

Lasciò che i suoi fianchi ondeggiassero solo impercettibilmente quando si sfilò le mutandine, scoprendo ai miei occhi assetati la fica lussureggiante. Un Paradiso posato dolcemente su due cosce armoniose che ho sempre considerato le colonne del Cielo.

Fu per questo che dopo la sottile pacatezza dei suoi movimenti fui colto di sorpresa dal gesto improvviso e deciso con cui si liberò del reggiseno rosso amaranto facendone schizzare fuori le tette che restarono a vibrare a lungo, libere nell’atmosfera surriscaldata di quella stanza.

Le mille onde concentriche che le attraversavano, alimentate dal suo respiro pesante di desiderio, mi sconvolsero fino a farmi perdere la testa per quel corpo che pure avevo posseduto fino all’infinito.

Quel giorno la sua nudità fu il frutto maturo di un rito.

Le presi tra le mani, le sue tette, e senza smettere di baciarla la riversai sul letto.

Restai a guardarla mentre mi spogliavo. Aveva una gamba distesa, l’altra leggermente piegata, e si mostrava senza alcun pudore. I nostri sorrisi erano carichi di sane voglie e di insane perversioni. Tutte da appagare. Ad ogni costo.

 

 

 

Flaschback.  Mi distendo anch’io. Un pò sopra di lei.  Un po’ al suo fianco.

Gli occhi all’altezza dei seni, con un leggero movimento della testa posso succhiarle indifferentemente le labbra o i capezzoli.

Lo faccio, alternando l’una cosa all’altra, mentre le mie mani seguono incessantemente le loro curve rigogliose. Vi si aggrappano, li stringono fino a farne inturgidire il rosa antico delle areole.

A palmi aperti li schiaccio lateralmente quasi sotto le ascelle, sollecitandone le ghiandole perché la sua eccitazione monti come un fiume in piena.

Un fiume che le riversa senza sosta un fresco piacere tra le cosce.

Desidero che lo custodisca per me come una linfa preziosa. Per il momento in cui deciderò finalmente di fotterla.

Sono quelle tette sode ed elastiche che mi ipnotizzano. Carpiscono le mie smanie che diventavano via via più frenetiche. Frenetiche come le dita che le stanno disegnando cerchi insistenti, assillanti attorno ai capezzoli eretti. Che affondano nelle carni tenere, che si serrano ripetutamente a tenaglia perché i polpastrelli giochino senza sosta con loro e con il loro esasperato turgore.

Lei risponde alle mie carezze con ogni anfratto del corpo. Nonostante io abbia concentrato le mie avidità  sul suo petto affannato, piccoli singhiozzi di piacere le scuotono il ventre, il grembo, costringendola a spingere contro di me la fica bagnata che mi lascia sulla pelle scie di godimento assoluto.

Con mani furiose, ma sensibili, li strizzo, li torco, li schiaccio fino a farli scomparire nel morbido rifugio delle mammelle per liberarli subito dopo e farli tornare a svettare liberi ed invitanti.

Le sue tette nelle coppe che formo per accoglierle . Le faccio ballonzolare per il puro piacere di seguire le piccole onde di cui vibrano tutte.

Ne afferro una con le due mani. Una sola. La spremo violentemente come un’arancia succosa per trasformarla  in un cuneo pastoso, e dolce, e tenero.

Da portare alla bocca e succhiare fino allo spasmo.

Torno a raccoglierle entrambe per sollevavo. Le porto una dopo l’altra alle mie labbra irrequiete  facendole danzare ancora,  mollemente.

Le sue mani scostano le mie. Si sostituiscono ad esse nel ghermire quei seni e tenerli ben stretti. Accostati l’uno all’altro. Il suo sorriso torbido, il suo sguardo penetrante mi invitano a farne il soffice fodero del mio cazzo.

Lo faccio scivolare in quella scanalatura ospitale, che lei rende stretta ed accogliente per il mio piacere.

La pompo fino ad estenuarmi. Fino ad estenuarla.

Viene ripetutamente sotto di me. Quasi fosse un unico orgasmo infinito mentre un impeto di foia mi sta finalmente portando all’apice del piacere.

 

 

 

Fu quando inarcai la schiena per svuotarmi sulla sua pelle di pesca che mi accorsi che non eravamo più soli.

Lei, un fisico asciutto e minuto, quasi adolescente, lo cavalcava svogliatamente. Gli occhi fissi su di me e su quello che stavo facendo alla mia Signora.

Dalla sua espressione sembrava quasi che l’uomo che aveva sotto, e dentro, non esistesse, e che traesse tutto il suo cheto piacere dal nostro. Da quello della femmina  su cui stavo sborrando freneticamente, di cui poteva vedere soltanto i seni invitanti che stavo sbattendo. E dal mio che la montavo in piena vista, trasmettendo anche a lei tutte le sensazioni e le emozioni di quel piacere lontano.

Venne assieme a me. Un orgasmo quasi segreto, il suo.

Teneva fermo il suo uomo, bloccandolo con le cosce nervose ma ben tornite. Era evidente che non voleva che ci guardasse, ma che sopra tutto non voleva che si accorgesse del suo spasmodico interesse per la frenesia che scaricavo addosso alla donna che stavo amando.

Continuava a godere sommessamente senza mai smettere di toccarsi i seni, di sollecitarsi i capezzoli, di guardarmi dritto negli occhi. Forse aveva seguito ogni particolare di quello che facevo, dandosi da sola il piacere che io stavo dando e prendendo.

Il suo ventre era immobile. La penetrazione di cui pure era oggetto sembrava del tutto ininfluente. Ma sapevo dai baluginii che le attraversavano gli occhi che stava godendo. E godeva con me. Per me.

 

 

 

Flashback.  Sto al gioco tenendo la mia compagna sotto di me, porgendole il cazzo ancora fremente perché lo lecchi, lo succhi, lo netti tutto.

Sento il suo corpo muoversi appena, al contrario della lingua, delle labbra su cui invece ha concentrato tutti i suoi entusiasmi. E continuo a guardare quella ragazza, incrociando i suoi occhi, godendo delle sue flessuose movenze.

L’erezione che improvvisamente mi sconvolge ancora è certamente merito di entrambe.

Glielo sfilo dalla bocca, mi incollo tutto a lei facendoglielo sentire tra le cosce, le afferro le chiappe a mani piene e la sollevo, costringendola ad alzare le gambe al cielo.

E’ aperta e disponibile. Bagnata e pronta. Le scivolo dentro facilmente. Fino alle palle. La impalo.

Colpo dopo colpo la chiavo con esasperata ed esasperante lentezza. Leggermente sollevato la sento gemere, la vedo mentre gode. Ma le guardo entrambe e la mia eccitazione monta come un fiume in piena.

L’altra continua a mostrarsi in tutta la sua languida ed indolente animazione senza smettere di fissarmi.

Il corpo squarciato della mia donna, il mio cazzo che entra ed esce dalla sua fica, i suoi occhi che brillano, e si rovesciano, tornano a brillare e si rovesciano ancora nell’orgasmo, il suo ventre che singhiozza contro il mio che la fotte.

L’altra segue sfacciatamente i miei movimenti, come se fossi io quello che la sta chiavando, ed adegua i suoi ritmi ai miei.

La mia frenesia diventa la sua, come la mia foia, e quando mi svuoto in quella che tengo sotto, urlando e facendola urlare, urla assieme a noi.

 

 

 

Stavo ancora sborrando copiosamente quando la mia Signora la sentì e si accorse di lei. Senza smettere di venire si sollevò leggermente e si girò appena, lo sguardo ancora annebbiato dal piacere che la scuoteva.

Giusto in tempo per assistere assieme a me ad una scena che io trovai decisamente eccitante, ma che almeno per un pò la sconcertò.

La nostra vicina di letto si liberò da quella che ormai trovava certamente una penetrazione inutile e fastidiosa,  prese il suo foulard rosso e bendò accuratamente il suo uomo, lo aiutò ad alzarsi, gli posò delicatamente tra le braccia gli abiti e lo accompagnò con decisione verso la porta. Nel silenzio più assoluto.

Chiuse la porta a chive, ci dedicò uno sguardo torbido ed inebriato, e si diresse sorridendo verso di noi. Nuda, naturalmente.

Mentre si avvicinava il mio cazzo riprese a pulsare freneticamente nella fica della mia donna che, ancora piena di me, ricominciò a fremere.  Gemendo sommessamente godeva ancora di quello che stava accadendo e che sarebbe accaduto di lì a poco.

Per tante altre volte.

 

~ di Il Narratore on 15 Gennaio 2010. Tagged: , , , , , , , , , , , , ,

10 Risposte to “Il Narratore – La Locanda Parte 2° -”

  1. Molto, mi è piaciuto molto :-) Teresa

    IL NARRATORE PER TERESA.

    Ne sono felice. Io non scrivo soltanto per me. :-)

  2. Molto evocativo Messere, chissà perchè avevo un vago sospetto sulla fine della vostra STORIA! :-D DD’notte serenaMilady

    IL NARRATORE PER MILADY.

    Io, invece, non sospettavo nulla! :-) ))))))))))))))))

  3. Nella prima parte ho potuto rivivere una storia passata…molto tenera e sensuale…nella seconda mi sono persa, ehi ma fa male quando strizzi i capezzoli, non si fa ^(((ciao narratore…

    IL NARRATORE PER DOLCEINQUIETUDINE.

    Mi piace di te che a volte t’incanti,a volte cadi dalla poltrona, a volte “ti perdi” e chissà quante altre reazioni “belle e impossibili” hai! :-)

    Guarda che se si conosce bene il corpo della donna che si possiede, e se si sa come e quando farglielo, non procura alcun dolore, ma piuttosto

    un piacere estenuante ed intenso!! :-) )))

  4. Narry, il tuo racconto .. oopss scusa, la tua storia è “condita” da una dovizia di particolari straordinariamente evocativa!! Disarmante!! :-D DDD

    E’ stato un divertentissimo onore per me e le “cugine” partecipare al gioco de “La Locanda”!!

    Spero di poter ricambiare il piacere!! :-D DDDDDDDDD

    Concordo con te su ciò che hai scritto nel commento precedente!! :-D DDDDD

    IL NARRATORE PER NENET.

    Spero anch’io che tu possa ricambiarmi “il piacere”. :-)

    Devo dire che ho una grande fiducia in te ed ero assolutamente certo che tu “condividessi” le mie esperienze sulla stimolazione dei capezzoli!!!!:-))))))

    Evocare con te è molto bello. :-) )

  5. ciao, mi soffermo alla prima immagine e penso che sia incantevole sentire se stessi in buone mani…nella vita spesso questo non accade, ci si fida della persona sbagliata, rischiando di compromettere quella conoscenza di sè di cui parli nel mio commento..sarà come dici tu.. Un sorriso

    IL NARRATORE PER DOLCEINQUIETUDINE.

    Riesci ad essere “inquieta” anche quando si parla semplicemente d’amore? :-)

  6. Spesso è molto eccitante scrivere immaginando le re-(ere)a-zioni del lettore…:-)

    IL NARRATORE PER KUKI.

    Io lo faccio sempre. Tanto con le mie schiave che con le mie lettrici.

    Immagino, anche se poi preferisco che me ne parlino. :-) )))

  7. bd o bdsm? :-)

    IL NARRATORE PER KUKI.

    Niente del genere. Non è nel mio stile!! :-) ))

  8. Infatti non mi sembravi il tipo ma quando hai parlato di schiave mi era sorto un dubbio…:-)

    IL NARRATORE PER KUKI.

    Se avessi letto attentamente il “manifesto” che pubblicai molto tempo fa nella colonna di questo Diario quel dubbio non ti sarebbe mai venuto! :-) ))

  9. I beg your pardon… :-) Posso in qualche modo rimediare???

    IL NARRATORE PER KUKI.

    Ma certo! Vedrai che riuscirò ad inventarmi qualcosa. :-) )

  10. complimenti per…la storia!per le zone inaccessibili esistono le chiavi per accedervi, ma solo per qualcuno, ciao…

    IL NARRATORE PER PAT*.

    E’ esattamente quello che intendevo! :-)

    In effetti non esistono zone veramente inacessibili. E va bene così.