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Il Narratore. Su la gonna!

Su la gonna!

Mi insediai in quel luminoso ufficio d’angolo, posto al settimo piano della Sede in vetro ed acciaio della mia nuova azienda, con uno stato d’animo altalenante che vagava lungo tutte le sfumature delle emozioni forti.

Naturalmente il mio abituale aplomb le teneva nascoste adeguatamente agli sguardi curiosi dei miei futuri collaboratori che avevano tutta l’aria di chi si sta chiedendo che cosa ci facesse lì uno come me.

Per calarmi immediatamente nel ruolo che ero stato chiamato a ricoprire feci ricorso alla mia abituale tecnica di rilassamento che consisteva nell’inventariare fisicamente mobili, arredi ed attrezzature del mio nuovo ufficio lasciando che la mente seguisse tranquillamente il corso dei suoi pensieri.

Alla fine, non ancora pago del risultato ottenuto, passai alla stanza della segretaria, vuota perché non mi era ancora stata assegnata dalla Direzione delle Risorse Umane.

E fu in un cassetto della libreria che faceva bella mostra di se di fronte all’attrezzatissima scrivania che attendeva il suo imminente arrivo che trovai una fotografia, seminascosta tra le carte dimenticate che di solito restano impigliate negli uffici deserti.

Ritraeva una bella ragazza in due pezzi mollemente appoggiata ad uno scoglio su una spiaggia assolata. Il viso ovale, illuminato dagli occhi azzurri limpidi e chiarissimi e da uno splendido sorriso smagliante, era incorniciato da una massa di capelli ricci del colore discreto del grano maturo.

Due tette rigogliose, molto rigogliose, quasi straripavano dal top coloratissimo ed un ventre lussureggiante accompagnava lo sguardo fino alle cosce sode e tornite.

Fortunatamente il formato della fotografia, le dimensioni ridottissime del costume e la distanza dall’obiettivo mi permettevano di apprezzare tutti i particolari di quella Venere uscita dalle acque, e dai documenti polverosi di una stanza almeno per il momento scarsamente frequentata.

Mi impossessai decisamente di quella immagine ripromettendomi di acquisire al più presto qualche informazione sul suo gradevolissimo soggetto.

L’indomani, accompagnata personalmente dal Direttore del Personale, fece il suo ingresso nell’area la mia segretaria. Un tipino vagamente scialbo, ma ben fatto, che già mi guardava con occhi adoranti. Ci eravamo già incontrati più volte perché era stata lei ad occuparsi della sistemazione della mia pratica e dell’acquisizione dei documenti necessari per la sottoscrizione del contratto.

Arrossì vistosamente quando, qualche ora più tardi, le mostrai la fotografia e le chiesi di dirmi tutto di quella ragazza. La poverina aveva l’aria infelice ed abbattuta di una che si stesse domandando disperata perché non fosse fatta come l’oggetto delle mie curiosità.

Dopo una lunga pausa, quasi interamente trascorsa a deglutire vistosamente, mi spiegò che quella ragazza era la segretaria del mio predecessore a cui era molto legata professionalmente, e che una volta che questi era stato cortesemente allontanato aveva deciso che fosse il momento buono per avere un bambino. E se ne era andata in maternità.

Mi disse che sarebbe rientrata di lì a qualche mese e che molto probabilmente sarebbe tornata al suo posto. Cioè nella stanza che stava occupando lei.

Era del tutto evidente che quella prospettiva non le piaceva affatto e mi sembrò che parlandomene avesse un groppo alla gola e le lacrime agli occhi, entrambi molto ben dissimulati da qualche discreto colpetto di tosse.

Per un attimo mi soffermai a pensare che sarebbe stato un vero peccato se quel bel corpo, tanto luminosamente effigiato nella fotografia, si fosse appesantito a seguito della gravidanza.

I mesi previsti passarono quasi senza che ce ne rendessimo conto. Con la mia segretaria, che si dimostrò subito efficientissima ed intelligente, si instaurò un rapporto fatto di una collaborazione fisica e psichica e di una massiccia dose di complicità professionale ed umana.

Conosceva perfettamente il suo lavoro, ma sopra tutto il mio, anticipava regolarmente le mie esigenze, si occupava brillantemente anche dei miei impegni personali e profondeva a piene mani un impagabile entusiasmo in tutto quello che faceva per me.

Intanto aveva vistosamente cambiato look, sbocciando giorno dopo giorno come un fiore fino a quel momento sommerso dalla neve.

Era ben diversa dalla ragazza che avevo conosciuto quando arrivò il fatidico giorno del rientro della titolare del posto.

Devo ammettere che in fondo, ma molto in fondo, nelle grandi imprese in cui ho avuto l’avventura di lavorare per qualche anno sono sempre stato istintivamente un uomo di potere. Nel senso che non mi sono mai accontentato di quello che ho trovato al mio arrivo ma ho sempre operato perché il mio settore si sviluppasse e crescesse non soltanto nell’interesse dell’azienda ma anche nel mio. Naturalmente.

Ed in quei mesi le cose erano andate esattamente così.

Quando la mia segretaria venne ad avvertirmi che la settimana successiva sarebbe tornata la sua collega e che quindi lei sarebbe stata certamente assegnata ad un altro incarico la tranquillizzai immediatamente dicendole che le dimensioni e gli interessi della nostra Direzione si erano talmente ingigantiti che avrei sicuramente avuto bisogno di due strette collaboratrici. E che avevo già provveduto ad assicurarmi che lei restasse al suo posto.

Il laghetto di lacrime che le si era formato negli occhi mentre mi parlava si prosciugò miracolosamente ed il calore solare del sorriso che la illuminò rese il suo viso un deserto privo di qualsiasi forma di umidità, inondato di luce e di sincera gratitudine.

Quel Lunedì l’accompagnò nel mio ufficio con l’ormai abituale, sincero entusiasmo che mi parve totalmente ricambiato dalla nuova arrivata.

Con una certa punta di sadico piacere le feci restare in piedi davanti a me per qualche lungo attimo durante il quale le squadrai entrambe dalla testa ai piedi, e dai piedi alla testa, soffermandomi adeguatamente su tutte le cose che fanno di una donna la gradevole creatura che certamente è. Quando sa esserlo.

La neo-mamma indossava un tailleur pantalone bianco che si poteva permettere essendo almeno a prima vista tornata in perfetta forma fisica. L’altra aveva imparato subito che non gradivo affatto i pantaloni e quindi sfoggiava una tunichetta leggera che rimbalzava piacevolmente sulle rotondità che prima del mio arrivo teneva accuratamente nascoste. Nulla di clamoroso come nella collega, ma tutto più che sufficientemente appetibile.

Le feci finalmente sedere, e nel farlo la mia preziosa collaboratrice sfoderò maliziosamente un paio di cosce degne di qualche rispetto che attirarono l‘attenzione anche della sua nuova collega,. Recitai ad arte il mio discorso di benvenuto ed assegnai i compiti chiarendo senza ombra di dubbio che sarebbero state assolutamente allo stesso livello almeno fino a quando una delle due non avesse meritato qualcosa di più o di meno.

Tornarono nella loro stanza con un piglio decisamente soddisfatto e si dedicarono al loro lavoro che da allora fu assolutamente più che soddisfacente. Quella fu l’ultima volta che vidi indossare ad una delle due un pantalone.

Era evidente che la mia nuova collaboratrice era stata adeguatamente catechizzata dalla collega.

In pochi giorni costituimmo un’ottima squadra e successivamente conseguimmo alcuni significativi successi che suscitarono non poche invidie. E non pochi riconoscimenti.

Lasciai passare qualche tempo prima di mostrare all’interessata la fotografia che avevo gelosamente custodito.. Mi apparve subito chiaro che l’altra non le avesse detto nulla, forse pregustando il suo imbarazzo con una buona dose di femminile perfidia.

L’imbarazzo ci fu e si manifestò con un gradevolissimo rossore.

Commentai punto per punto il suo corpo, con una dose altrettanto buona di maschile e falso candore, e conclusi dicendole che la sua fotografia l’avrei considerata un gradito regalo, che l’avrei conservata e che speravo che il suo corpo fosse rimasto esattamente come lo avevo apprezzato in quell’immagine.

Mi assicurò che era così ed io conclusi il discorso dicendole che prima o poi le avrei chiesto di dimostrarmelo. Scatenando un rossore ancora più intenso del precedente.

Sono sempre stato convinto che i concetti risultano sempre più chiari ed efficaci quando vengono espressi con una convinta ed indistruttibile faccia di bronzo.

Il lavoro, considerati gli obiettivi che ci eravamo prefissi, era decisamente molto duro. Pranzi e cene saltarono spesso, specialmente nella fase iniziale di quello che ormai era il nostro progetto. Ma la complicità che si creò tra di noi non ci faceva sentire la fatica e rendeva sempre e comunque piacevolissima la nostra altrimenti forzata convivenza.

Alimentavo ogni giorno la loro voglia di piacere e di piacermi con complimenti sinceri e spesso entusiasti e loro mi ripagavano con vere e proprie pennellate di femminilità e di genuino trasporto.

I saluti divennero abbracci. E gli abbracci baci.

Fino al giorno in cui mi parve del tutto naturale chiedere alla ormai non più nuova arrivata di sollevare la gonna e dimostrarmi che le sue cosce fossero rimaste quelle che avevo ammirato qualche mese prima nella fotografia.

Lo fece sorridendo e senza falsi pudori visto che sapeva perfettamente che prima o poi le avrei chiesto di farlo.

Si scoprì fino alle mutandine, incredibilmente di cotone bianco stampato di roselline rosa, e rimase ferma a farsi guardare a lungo, senza mai spegnere quel sorriso che andava facendosi invitante.

Non arrossì nemmeno quando chiamai la sua collega perché giudicasse assieme a me quello che mi stava mostrando. Ne fui felice, anche se adoro i rossori femminili, perché pensai che la nostra complicità era ormai totale ed assoluta.

Naturalmente mi sentii moralmente obbligato a chiedere anche all’altra di fare altrettanto, e lei lo fece con l’entusiasmo che l’aveva sempre animata.

Le rassicurai che non avevo alcuna intenzione di abbandonarmi a spiacevoli confronti, ma che semplicemente mi pareva giusto pretendere da entrambe le stesse cose e gli stessi piaceri.

I nostri giochi andarono avanti così per un po’. Innocentemente. Quasi adolescenziali.

Capezzoli rosa che emergevano da reggiseni maliziosamente spostati, peli neri e biondi che facevano capolino da mutandine appena appena calate, natiche levigate separate dal filo insinuante di un tanga, autoreggenti e giarrettiere cariche di promesse.

Andarono avanti così fino a quando non decisi di metterle nude.

Tutte e due.

(continua)

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~ di Il Narratore on 15 Aprile 2010. Tagged: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

14 Risposte to “Il Narratore. Su la gonna!”

  1. Forse mi ripeto…ma, a volte, il fatto che qualcuno non venga da me, mi “autorizza” a pensare che desidera io faccia altrettanto e allora me ne sto nella mia gabbia buona e zitta :-) ( naturalmente è cosa diversa che non commentare per ripicca, non ricevendo la visita :-D ). Questo prologo per dire che il tuo commento da me mi ha sorpreso doppiamente ( il perchè l’ho scritto da me)!Questo racconto è…come dire…stuzzicante. L’ho letto anche nella doppia veste di collaboratrice pensando se…anche io, tra rossori e pudori avrei mai accettato di mostrarti che intimo si cela sotto le mie vesti :-)
    A chi lavora con me e talvolta scherzando me lo ha chiesto…ho naturalmente risposto di no :-)

    IL NARRATORE PER GIOVANNA.
    Sinceramente questa storia è stata molto “stuzzicante” anche per me, e lo è ancora! :-)
    Sono certo che in “quella” situazione avrei trovato il modo di chiederti di mostrarmi il tuo “intimo segreto”. Naturalmente non sono altrettanto certo che tu lo avresti fatto.

    P.S: Per quanto riguarda la “strana ipotesi” che io potessi desiderare che tu non venissi a trovarmi qui io la definirei “tout court” una “elucubrazione mentale”. Anche se a volte viene definita in “altro” modo! :-)
    Se avessi avuto qualche motivo per non passare da te te lo avrei detto personalmente. Non credi? Forse avrai notato che sei sempre stata tra le mie “Belle emozioni” in colonna, e che ci sei ancora.
    Sono felice che tu sia tornata!

  2. giuro non so come sono arrivata fin qui…ma a questo punto attendo il seguito…;)

    IL NARRATORE PER MAFALDA.
    Ed io attendo te! :-)

  3. eila, l’uomo delle belle emozioni!non finiscono mai di stupire i tuoi raconti, ricordi o quant’altro.)))per fare un commento fosse meglio attendere “continua”… direi solo che pure qui alberga la leggerezza delle parole che sanno svegliare l’emozioni.
    un sorriso da misty

    IL NARRATORE PER MISTY.
    Sinceramente io non li chiamerei ricordi. O almeno per me non sono tali visto che fortunatamente posso “rinnovarli” ogni volta che voglio.
    Però sono veramente felice che tu sappia cogliere la “leggerezza delle mie parole”, perché in realtà è la stessa leggerezza delle mie emozioni. E delle mie sensazioni.
    Sorrido anch’io. :-)

  4. Intrigante, molto intrigante…resto in attesa del seguito!

    IL NARRATORE PER KUKI.
    Spero che tu trovi il seguito ancora più intrigante. Per me lo è stato. :-)

  5. Le tue storie sono sempre emozionanti e a me personalmente hanno sempre destato pensieri forti e di coinvolgimento!!questa prima parte e’ ..invitante…:) un sorriso Narratore.

    IL NARRATORE PER DEMIVIERGE.
    Se le cose stanno così non mi resta che “invitarti” anche alla seconda parte. :-)

    Dici di essere “demi”. Mi domando quale e “come” sia “l’altra metà”!!! :-) )))))

  6. Darei le dimissioni piuttosto che sottostare alle richieste del mio capo ufficio. Col cazzo che mi vestirei come vuole lui o mi alzerei alle 5 del mattino per conciarmi a zoccola! Preferisco lavare scale e darmi ad un uomo che mi accetta per come sono e non per come vuole lui. Devo far parte di un altro pianeta.
    Per cortesia slinkami. Grazie!

    IL NARRATORE PER LUX.
    Fatto. Prego! :-)

    P.S: Non è carino dare della zoccola alle mie donne!!

  7. Ahahahahah forte!!!! :D Deve essersi aperta la stagione di caccia, pare che si sia scatenata la cavalleria per impallinarti di recente.
    Che strano, eppure dicono di avere tante cose da fare di meglio piuttosto che leggere te. :)

    IL NARRATORE PER TITANIA.
    Di meglio? Impossibile! :-) ))

  8. Non ho capito :sei uomo o donna o…cosa!

    IL NARRATORE PER LUCE45.
    Forse dovresti applicarti di più! :-)

  9. il vizio di copiaincollare è ancora attivo e fervido

  10. MA ALLORA SEI DONNA UOMO O???
    NON CAPISCO

    IL NARRATORE PER LUCE45.
    Insisto. Applicati! :-)

  11. Mi diverto anche a leggere i commenti….:-)

    IL NARRATORE PER KUKI.
    In effetti è uno spasso anche per me. Specialmente per “certi” commenti!! :-) :-)

  12. Infatti… ;-)

  13. Che forza questo blog eh eh! ^_^ !

  14. Storiellina banale, stereotipata. Tutto il preambolo all’erotismo è così tristemente strumentalizzato da risultare di una noia tremenda.
    Machismo e nichilismo sessuale a livelli squallidi, e nessuno stile a supportarli.
    Mi prendo la briga di scrivere questo commento giusto per disilludere chi scrivacchia raccontini scadenti dall’essere diventato uno scrittore, o narratore (addirittura scelto come pseudonimo) – una tendenza così comune. Non lo sei.

    IL NARRATORE PER BAH.
    Possibile che non cambi mai? :-)
    Anzi, continui a cambiare l’alias ma il contenuto dei tuoi commenti resta lo stesso. Come del resto lo stile e la mediocrità.
    Persino la tua presunta mail è fasulla come te!