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Su la gonna! – Parte seconda – La colazione

Colazione all'Italiana

Colazione all'Italiana

                                                                                                                                                                     

Il mio noto edonismo Epicureo mi ha sempre spinto verso una disinvolta ricerca del piacere a mala pena moderata da una naturale tendenza ad unire l’utile al dilettevole.
Ho sempre amato il lavoro, ed in particolare il mio, non soltanto per i beni materiali ed i piaceri terreni di cui esso mi consente di godere, ma anche per le soddisfazioni che mi procurano i risultati positivi che molto spesso conseguo.

E’ del tutto naturale, quindi, che questo amore sviscerato per la biblica fatica che il lavorare comporta mi abbia spinto ad unire l’utile al dilettevole ogni volta che questa unione non compromettesse né i godimenti della professione né i piaceri della carne.

E la mia voglia di metterle nude tutte e due quelle ragazze avrebbe certamente compromesso entrambe queste voluttuose ebbrezze se avessi deciso di appagarla nel mio pur confortevole Ufficio.

Fu per questo che proposi alle mie allettanti collaboratrici di dedicare le primissime ore di un giorno alla settimana ad una colazione all’Italiana da consumare assieme nel mio miniappartamento.

Da lì ci saremmo poi recati tutti al nostro Ufficio distante appena un paio di isolati.

Accettarono il mio invito con una meraviglia mista a curiosità e compiacimento benché fosse sin troppo evidente che avevo in mente di lasciare esplodere voglie e desideri che sarebbero andati ben oltre quelli che ormai erano diventati i nostri godibilissimi giochi quotidiani. O forse proprio a questa più che prevedibile possibilità era dovuto il compiacimento.

La Cafeteria a cui spesso mi rivolgevo per ordinare a domicilio la colazione, ed a volte anche delle gustosissime e sofisticate cene fredde, aveva la consuetudine di servirle elegantemente presentate su sontuosi vassoi che alla squisitezza dei gusti univano quella di una raffinata e coreografica esibizione di forme e colori.

Spiegai loro che avevo deciso che avremmo consumato le nostre colazioni, ed i nostri piaceri, il Venerdì mattina di modo che il loro gusto ci avrebbe accompagnato lungo tutto il weekend.

Lasciammo trascorrere tutta quella settimana tra la pesantezza del lavoro e la leggerezza dei giochi infarcendo le lunghe ore di maliziose allusioni a quella che sarebbe rimasta per anni la nostra colazione.

Quando finalmente scoccarono le 7,30 di quella fatidica mattina bussarono puntualissime alla mia porta rosse in viso. Un po’ per l’imbarazzo ed un po’ per le temperature rigide caratteristiche degli Inverni in quella parte del mondo.

Le accolsi vestendo il kimono di tela grezza che solitamente indosso per rilassarmi in casa, le baciai entrambe e le aiutai immediatamente a liberarsi dei pesanti ed ingombranti cappotti che le ricoprivano praticamente dalla testa ai piedi.

Sotto, come d’abitudine, avevano vestiti semplici ma eleganti, colorati e fruscianti di stoffe leggere.

Quando le accompagnai al tavolo su cui facevano bella mostra di sé i tre fastosi vassoi sgranarono gli occhi ed atteggiarono le labbra in un gesto di infantile meraviglia che mi colpì per la naturalezza e la grazia tutta femminile che emanava.

Porsi loro le rose che guarnivano di colori e profumi quelle succulente vivande mattutine e mi sistemai al centro della panchetta semicircolare che si accompagnava al tavolo tondo del mio soggiorno-salotto in modo che potessero sedersi l’una alla mia destra e l’altra alla mia sinistra.

Bastarono pochi minuti perché ci sentissimo completamente a nostro agio. Farcivamo i croissant l’uno per l’altro scambiandoceli allegramente, spesso mordicchiandoli assieme fino a quando le nostre bocche non si toccavano.

Uno di noi spalmava di morbido burro e gustose marmellate una fetta di pane abbrustolito che poi addentavamo a turno fino all’ultimo boccone.

Dopo aver bevuto tutti dalla stessa tazza io leccavo dalle labbra di ognuna il simpatico baffo di schiuma che il latte vi aveva lasciato. E loro lo leccavano con simpatica e maliziosa voluttà dalle mie.

Imburravo ad entrambe le bocche e le spalmavo di marmellata prima di succhiarle. Ci scambiavamo i bocconi ed i cioccolatini lasciando che le nostre lingue guizzassero liberamente le une con le altre e che i nostri palati ne gustassero insieme i deliziosi sapori.

Sottili rivoli di spremuta di agrumi e del succo della frutta che addentavamo colavano lentamente sul mento di ognuno di noi e si mescolavano tra loro ad ogni bacio.

Nutrivamo i corpi e lo spirito di dolcezze ed allegria scambiandoci intensamente le più intime impressioni su quella prima esperienza mattutina e, con quelle, i nostri fluidi eccitati.

Naturalmente sin dalle prime effusioni il contatto così ravvicinato con loro mi aveva procurato una vistosa erezione ed avevo lasciato che il mio cazzo duro aprisse il kimono e restasse a svettare liberamente sotto gli sguardi che a tratti le due ragazze gli lanciavano.

La mia idea iniziale era che avremmo consumato la colazione, e noi stessi, totalmente nudi e liberi, ma quella prima volta non mi sembrò il caso di spogliarle.

Presi le mani a tutte e due e me le portai sulla mazza perché me la menassero mentre io frugavo le loro fiche con le dita e succhiavo i capezzoli turgidi che avevo freneticamente scoperto con lo stesso piacere che mi avevano procurato le leccornie appena gustate.

Come sempre da quando glielo avevo chiesto non indossavano mutandine e reggiseni, e giocare con quei corpi tra il fruscio delle stoffe ed il visto e non visto della pelle era ancora più stimolante.

Conclusero quella nostra prima ed intima colazione godendomi ripetutamente nelle mani che le fottevano mentre le baciavo e le leccavo.

Io la conclusi sborrando copiosamente tra le cosce di tutte e due, contratte e tremanti nell’orgasmo.

Alle 9,30 in punto facemmo il nostro ingresso in Ufficio dove concludemmo in proficua e spensierata efficienza una giornata cominciata splendidamente alla fine della quale ci lasciammo nella complicità di baci e carezze che ci sarebbero restati addosso fino al Lunedì successivo.

Quella esperienza cambiò totalmente l’atmosfera delle nostre giornate di lavoro. Era palpabile nell’aria l’orgasmica tensione che si era creata tra di noi ed i nostri contatti professionali erano continuamente inframmezzati da maliziose citazioni dei nostri piaceri passati e da succulente promesse di piaceri futuri.

Approdammo al nostro secondo Venerdì sulle ali di un entusiasmo alimentato da una settimana carica di lavoro ma anche di bei pensieri.

Giunsero alla mia porta con alcuni minuti di anticipo e forse ancora più emozionate della volta precedente. Glielo potevo leggere chiaramente sui volti resi effervescenti dalle guance infiammate di ebbrezza e dagli occhi lucidi di desiderio.

Nel corso della settimana avevo istintivamente deciso di cambiare totalmente registro rispetto al nostro precedente incontro.

Ed allora, dopo averle baciate le spogliai sulla soglia. Lasciai la porta aperta perché quel pizzico di sana follia e di sottile paura ingigantisse l’eccitazione del momento e le toccai a lungo, intimamente. Le frugai. Le baciai ancora. Le leccai.

Solo dopo chiusi la porta e le accompagnai accanto al divano, le rovesciai sulla spalliera morbida ed accogliente, l’una accanto all’altra a cosce aperte, e per la prima volta finalmente le impalai a turno con colpi di reni secchi e violenti. Decisi ed entusiasti.

Le pompai alternativamente godendo dei loro corpi e degli orgasmi infiniti che li scuotevano, svuotando nelle loro fiche squarciate la mia sborra ribollente.

Al termine di quella fiammata di piacere le portai al tavolo che aveva visto i nostri primi approcci dove consumammo la colazione senza mai smettere di giocare con tutto quello che portavamo alla bocca, con le nostre labbra, le nostre lingue, i nostri corpi.

Mi chiesero con una deliziosa forma di adolescenziale curiosità come mai non avessi ancora voluto mangiare sulla loro pelle.

Risposi sorridendo che da molto tempo la consideravo un’esperienza banale e provincialotta. Ma quando cinguettando eccitate mi pregarono di farlo le ricoprii d’ogni ben di Dio e mi servii abbondantemente di cibo e lussuria con un ritrovato, fanciullesco piacere.

Leccai la panna tra le loro cosce aperte, succhiai il miele dai loro capezzoli, spalmai il loro ventre di burro e marmellata. Versai il cappuccino cremoso nelle loro fiche e lo bevvi frammisto agli umori che ne sgorgavano. Tutto sotto l’effetto stupefacente di un’orgia di godimenti quasi infantili ma decisamente pregni dell’esaltante gusto della riscoperta.

Quando alla fine affondai nuovamente il cazzo nelle loro vulve ancora piene di panna quasi non riuscii a trattenere un orgasmo precoce e liberatorio. E mi svuotai ancora tra sospiri e passioni.

Prima di accompagnarle in Ufficio pretesi che restassero piene di me.

E per tutto il giorno le frugai spesso con le dita e con la lingua per assicurarmi che mi avessero obbedito.

Intanto già pensavo al Venerdì prossimo futuro ed a come e quando avrei potuto organizzare una cenetta intima all’altezza delle nostre sfrenate voglie che ormai volavano a briglie sciolte.

 

                                                                                                                                                                    – continua -

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

~ di Il Narratore on 26 Maggio 2010. Tagged: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

8 Risposte to “Su la gonna! – Parte seconda – La colazione”

  1. Ehmmm mi è venuta una gran voglia di pasticcini :-)

    IL NARRATORE PER GIOVANNA.
    Come mi è già capitato di fare sull’altro mio blog sarò felice ed onorato di appagare le tue voglie! :-)

  2. mhhh dovrei alzarmialle 5 per essere sveglia alle 7.30…;-D

    IL NARRATORE PER PAOLA.
    Beh! Potresti sempre svegliarti “dopo colazione”. Per me potrebbe andare bene lo stesso. :-)
    Almeno per un pò! :-)

  3. Urka, ma facendo due conti a che ora iniziava sta “colazione”? all’alba presumo! :mrgreen: buon WE Narry e grazie per gli auguri!

    IL NARRATORE PER NENET.
    La colazione va consumata di prima mattina perché sia la bomba energetica che deve essere. E noi di bombe ne facevamo esplodere parecchie! :-)

  4. Energetico più di un brunch!!!
    A fine giornata, un aperitivo ci stava…:-)
    Buon we, un sorriso…

    IL NARRATORE PER KUKI.
    Solo a fine giornata? In fondo è “sempre” l’ora di “un aperitivo”. :-)

  5. Ciao narratore… sai che mi spiace un pò non conoscere il tuo nome? Sarà pure una fesseria ma…sento un gran bisogno di autenticità…e non ho mai capito perchè nascondere un nome…chissà, ad es, quante Giovanne esistono, non sarò individuata per questo :-)
    Non si tratta di lodevole iniziativa…è che son stanca di questo silenzio…son stanca di vedere e sentire gente stanca quanto me che però…continua a far finta di nulla…Tutto qui! Mi sento meglio se alzo la voce con civiltà a dire che no, non ci sto!
    Ma il racconto non continua? :-)

    IL NARRATORE PER GIOVANNA.
    Sinceramente non ho alcuna difficoltà a dirti il mio nome. Il fatto è che non ne abbiamo mai parlato, anzi per la verità tu ed io non ci siamo mai “parlati”! :-) )))
    Quello che non mi va è renderlo pubblico. Un pò perché mi piace giocare con questo “alone di mistero” di cui sono costretto ad ammantarmi. :-)
    Ed un pò perché in giro ci sono troppe lavandaie. Ed io amo i lavaggi “a secco”, tranne che in “un” caso! :-) )))

    La mia storia continuò, fortunatamente. E continua, naturalmente. :-) )

  6. burro,miele,marmellata….non si addicono alla mia dieta…ma sicuramente un pò di frutta,sarebbe cosa assai gradita…
    ….sempre con affetto!:*
    Ofris

    IL NARRATORE PER OFRIS.
    Ti riserverò il “posto delle fragole”.
    Con lo stesso affetto!:*

  7. If you’re reaindg this, you’re all set, pardner!

  8. Splendido stile, contenuti davvero stimolanti.
    Bel blog, complimenti ;)

    IL NARRATORE PER GIORGIA.
    Grazie. Cercherò di non deluderti anche per il futuro. :-)